Corso HACCP: chi deve farlo e ogni quanto si rinnova


Apri un bar, assumi la tua prima cameriera, e qualcuno ti chiede se ha “il patentino HACCP”. Tu stesso, magari, hai fatto un corso simile anni fa quando lavoravi altrove, ma non ricordi più se serve rifarlo o se dura per sempre. È una delle domande più frequenti tra chi gestisce un’attività che tratta cibo, e la risposta non è complicata, ma richiede di sgombrare il campo da un paio di equivoci diffusi.

Partiamo dal nome. HACCP è l’acronimo di Hazard Analysis and Critical Control Points, in italiano “analisi dei rischi e controllo dei punti critici”: è il metodo con cui un’attività alimentare individua dove può nascondersi un pericolo — una temperatura sbagliata nel frigo, una contaminazione tra alimenti crudi e cotti, un utensile non pulito a dovere — e stabilisce come tenerlo sotto controllo prima che diventi un problema per chi mangia. Il “corso HACCP” di cui si parla comunemente non è altro che la formazione che chi lavora a contatto con gli alimenti deve seguire per sapere applicare questo metodo nella pratica quotidiana, e per questo negli ambienti di lavoro viene spesso chiamato semplicemente corso per “alimentaristi”.

Chi è obbligato a farlo

La regola è più ampia di quanto si pensi: devono seguire la formazione tutti coloro che, a qualunque titolo, maneggiano alimenti in modo diretto o indiretto all’interno di un’attività — non solo cuochi e camerieri, ma anche chi fa le pulizie in un ambiente dove si lavora il cibo, chi gestisce il magazzino, chi confeziona o serve al banco. Vale per i dipendenti, per i collaboratori occasionali, per gli stagisti, e vale anche per il titolare stesso se partecipa in prima persona alla manipolazione degli alimenti, cosa quasi scontata in una micro-impresa dove spesso il proprietario è anche l’unico cuoco.

A dover garantire che tutto questo avvenga è l’operatore del settore alimentare, comunemente indicato con la sigla OSA: è il termine tecnico con cui la normativa europea indica chi ha la responsabilità legale dell’attività, di solito il titolare o il legale rappresentante dell’impresa. È lui il soggetto che risponde davanti agli organi di controllo se il personale non risulta formato, indipendentemente da chi materialmente abbia organizzato o meno il corso.

Da dove nasce l’obbligo

La base giuridica è comunitaria: il Regolamento CE 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari, all’Allegato II, Capitolo XII, stabilisce che il personale che manipola alimenti deve ricevere una formazione adeguata in materia di igiene, commisurata al tipo di attività svolta, e che chi ha sviluppato la procedura di autocontrollo — quella che tutti chiamano, appunto, “il piano HACCP” — deve aver ricevuto una formazione specifica su questo metodo. In Italia, i controlli e le sanzioni relative alla violazione di questi obblighi sono disciplinati dal D.Lgs. 193/2007, che ha attuato nel nostro ordinamento le regole del cosiddetto “pacchetto igiene” europeo.

Quello che il regolamento europeo non fa, però, è stabilire quante ore deve durare un corso o ogni quanti anni va rinnovato: lascia agli Stati membri il compito di organizzare la formazione in modo coerente con il proprio sistema sanitario. E qui arriva il punto che genera più confusione tra chi cerca informazioni online.

Perché non esiste una regola unica valida ovunque

In Italia la materia della formazione degli alimentaristi è affidata alle Regioni, che negli anni hanno adottato regolamenti diversi tra loro, pur muovendosi all’interno di indirizzi condivisi definiti in sede di Conferenza Stato-Regioni. Questo significa, in concreto, che la durata del corso base, il numero di ore previste per chi ha un ruolo di responsabilità (ad esempio chi coordina la cucina o redige il piano di autocontrollo) e la frequenza con cui va rinnovato l’attestato possono cambiare passando da una regione all’altra.

Alcune regioni, per fare un esempio concreto, distinguono più “livelli” di rischio a seconda del tipo di alimento trattato e della complessità della lavorazione: un addetto che si limita a servire piatti già pronti segue un modulo più breve di chi cucina o gestisce materie prime deperibili, che invece rientra in un livello con più ore di formazione. In pratica, un cameriere di un bar che serve solo caffè e paste confezionate e un cuoco che prepara pasti da materie prime crude possono trovarsi, nella stessa regione, con percorsi formativi diversi per durata e contenuti, proprio perché il rischio igienico-sanitario che gestiscono non è lo stesso.

Ogni quanto va rinnovato l’attestato

Anche qui non c’è un numero unico valido in tutto il territorio nazionale: la validità dell’attestato, e quindi la cadenza con cui va fatto l’aggiornamento, varia da regione a regione, e nella pratica si trovano periodi che vanno dai due ai cinque anni a seconda del regolamento regionale applicabile e, in alcuni casi, del livello di rischio associato al ruolo svolto. Il riferimento più diffuso tra le diverse normative regionali resta comunque un aggiornamento a cadenza triennale, ma è un’indicazione di massima, non un valore da dare per scontato: prima di considerarsi in regola conviene sempre verificare cosa prevede nello specifico il regolamento della propria regione, perché usare come riferimento la scadenza sbagliata è un errore facile da commettere, soprattutto per chi ha assunto personale già formato altrove.

Proprio su questo ultimo punto vale la pena soffermarsi: se assumi qualcuno che ha già un attestato HACCP conseguito in un’altra regione, quell’attestato resta generalmente valido anche nella tua, perché il principio di fondo è che la formazione va riconosciuta su tutto il territorio nazionale. Quello che può cambiare è la scadenza da rispettare per il rinnovo, che segue le regole della regione dove la persona lavora effettivamente, non quella dove ha fatto il corso la prima volta.

Un caso pratico

Immaginiamo una piccola pasticceria che assume una nuova commessa per il banco vendita. La titolare la manda a fare il corso base prima che inizi a servire i clienti, come previsto, e archivia l’attestato insieme a quelli del resto del personale. Passano due anni e mezzo, arriva un controllo dell’ASL, il servizio veterinario e di igiene degli alimenti che si occupa di queste verifiche sul territorio, e l’ispettore chiede di vedere gli attestati di formazione di tutti i dipendenti. Se nella regione in cui si trova la pasticceria l’aggiornamento è previsto ogni due anni, la commessa risulterebbe già scoperta e la titolare rischierebbe una contestazione, anche se in buona fede pensava di avere ancora tempo perché “di solito dura tre anni”. Questo è esattamente il motivo per cui non basta ricordare una regola generica sentita altrove: bisogna sapere qual è la scadenza reale prevista dove si opera, e segnarla in agenda con un margine di anticipo, così da organizzare per tempo il corso di aggiornamento senza ritrovarsi scoperti proprio nel giorno sbagliato.

Cosa si rischia a non avere il personale formato

La mancata formazione del personale rientra tra le non conformità che gli organi di controllo verificano con una certa attenzione, proprio perché è uno degli aspetti più facili da accertare durante un’ispezione: basta chiedere di vedere gli attestati. La violazione degli obblighi di formazione previsti dal pacchetto igiene comunitario espone l’operatore del settore alimentare a sanzioni amministrative pecuniarie ai sensi del D.Lgs. 193/2007, il cui importo esatto dipende dalla gravità e dalle circostanze specifiche della violazione contestata. Oltre alla sanzione in sé, un’attività trovata con personale non formato entra più facilmente nel radar di controlli successivi ravvicinati, il che nella pratica significa più tempo sottratto al lavoro quotidiano e un rapporto meno disteso con chi fa le verifiche.

Vale anche la pena ricordare che formare il personale non è solo un adempimento da assolvere per evitare guai: è lo strumento con cui, concretamente, si riducono i rischi reali di intossicazioni, contaminazioni e reclami dei clienti, che per una piccola attività di ristorazione possono pesare, in termini di reputazione, molto più di qualunque sanzione.

Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza specialistica. Per conoscere con esattezza durata, contenuti e scadenze della formazione HACCP applicabili alla tua attività, verifica il regolamento della tua Regione o rivolgiti a un consulente qualificato in sicurezza alimentare.