Corso sicurezza rischio basso, medio e alto: come capire il tuo


Prova a immaginare due aziende affiancate nello stesso capannone commerciale: da una parte un negozio di articoli per la casa, dall’altra un piccolo laboratorio di carpenteria metallica. Stesso palazzo, stesso quartiere, stessi orari — ma per la sicurezza sul lavoro sono due mondi completamente diversi. Il negozio rientra quasi certamente nel rischio basso, la carpenteria nel rischio alto. E questa differenza non è un dettaglio da addetti ai lavori: cambia le ore di corso che devono fare i dipendenti, i contenuti della formazione e, in caso di ispezione, cosa devi avere in regola.

Molti imprenditori scoprono la propria classe di rischio solo quando devono organizzare i corsi, chiedendo al primo ente formativo che capita “quante ore serve fare?”. Capirlo da soli, prima, aiuta a non farsi raccontare cose sbagliate e a pianificare i tempi con più margine.

Da dove nasce la classificazione

Tutto parte dal codice ATECO, la sigla alfanumerica che identifica l’attività economica della tua impresa — la trovi sulla visura camerale, il documento che la Camera di Commercio rilascia per ogni azienda registrata. Quel codice non serve solo per la fiscalità o le statistiche: nell’ambito della sicurezza sul lavoro determina, tramite una tabella allegata agli Accordi Stato-Regioni (l’Allegato II, per essere precisi), a quale delle tre macrocategorie di rischio appartiene la tua attività — basso, medio o alto.

Vale la pena sapere che il riferimento tecnico resta ancora oggi, curiosamente, la classificazione ATECO 2007, anche se dal 2025 è formalmente in vigore una nuova versione ATECO. Gli Accordi più recenti continuano a richiamare la vecchia tabella per l’assegnazione del rischio, quindi se stai cercando la tua classe partendo dal codice più aggiornato potresti fare confusione: meglio farsi indicare, dal commercialista o dall’ente formativo, la corrispondenza corretta.

Le tre categorie, spiegate senza troppi tecnicismi

Il rischio basso comprende, in generale, le attività d’ufficio, i servizi amministrativi, il commercio al dettaglio non alimentare, gli studi professionali: contesti dove il lavoratore non è esposto, nell’ordinario, a macchinari pericolosi, sostanze nocive o rischi fisici rilevanti.

Il rischio medio è la fascia intermedia: trasporti, agricoltura, buona parte dei servizi con una componente operativa (penso a chi fa manutenzioni, logistica leggera, alcune attività commerciali con movimentazione merci).

Il rischio alto raccoglie i settori dove le cose possono davvero andare storte se qualcosa non funziona: edilizia, industria manifatturiera, chimica, lavorazione del legno e dei metalli, sanità, gestione rifiuti, energia. Sono attività dove entrano in gioco macchinari pesanti, sostanze pericolose, lavori in quota, ambienti confinati o altri fattori che aumentano concretamente la probabilità e la gravità di un infortunio.

Questa classificazione, lo dico perché genera spesso equivoci, riguarda la formazione specifica dei lavoratori — quella che varia da 4 a 12 ore a seconda del rischio, di cui abbiamo parlato in un altro articolo. Per il datore di lavoro che deve seguire il proprio corso RSPP, il criterio di partenza è lo stesso codice ATECO aziendale, ma la valutazione dei rischi (il DVR) resta comunque il riferimento finale: se dall’analisi emerge che una o più mansioni interne comportano rischi superiori a quelli tipici del settore, è prudente — e più tutelante in caso di ispezione — fare riferimento al livello di rischio più elevato effettivamente presente, invece di fermarsi alla sola classificazione ATECO generale.

Un caso pratico per non perdersi

Facciamo un esempio realistico: una piccola azienda che gestisce un e-commerce di prodotti per animali, con un magazzino annesso dove tre persone preparano gli ordini e li spediscono. A prima vista sembrerebbe un’attività da ufficio, quindi rischio basso. Ma se in magazzino si usa un carrello elevatore per spostare i pallet, o se gli scaffali superano una certa altezza e servono scale o piattaforme per il rifornimento, quella parte dell’attività introduce rischi che il solo codice ATECO “commercio elettronico” potrebbe non raccontare fino in fondo. In questi casi il buon senso — e la normativa — vogliono che sia il Documento di Valutazione dei Rischi (il DVR, cioè l’analisi scritta e obbligatoria di tutti i rischi presenti in azienda, che ogni datore di lavoro deve redigere) a stabilire con precisione quali mansioni comportano quali rischi, indipendentemente dalla classificazione generale dell’attività.

Questo è un punto che molti sottovalutano: il codice ATECO dà un’indicazione di partenza affidabile nella maggior parte dei casi, ma non è un dogma assoluto. Se in azienda convivono mansioni molto diverse tra loro — pensa a un negozio con laboratorio interno, o a uno studio tecnico che segue anche cantieri — la valutazione dei rischi reale, mansione per mansione, prevale sulla classificazione “di comodo” basata solo sul codice principale.

Come verificare la tua classe in pratica

Il modo più semplice per non tirare a indovinare è recuperare la visura camerale della tua azienda, individuare il codice ATECO primario (quello a sei cifre) e confrontarlo con le tabelle di classificazione del rischio disponibili presso gli enti formativi accreditati o i consulenti sicurezza — molti mettono a disposizione strumenti di ricerca online dove basta digitare il codice per avere la risposta. Se operi su più sedi con codici diversi, tieni presente che per ogni lavoratore va considerato il codice della sede in cui effettivamente lavora, e nel caso di dubbio tra due classificazioni si applica sempre quella più restrittiva, cioè quella che richiede più ore di formazione.

Un ultimo avvertimento pratico: non affidarti solo a quello che “si è sempre fatto” in azienda o a quanto ti dice un collega imprenditore dello stesso settore. Le tabelle di classificazione vengono periodicamente riviste, e un’attività che anni fa rientrava nel rischio medio potrebbe oggi essere stata riclassificata. Prima di organizzare i corsi, vale sempre la pena fare una verifica aggiornata, magari insieme al tuo RSPP o al consulente che segue la sicurezza in azienda, così eviti di far seguire ai lavoratori un corso più corto di quanto la legge richieda — errore che, in sede di ispezione, si paga caro quanto la mancata formazione.


Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza specialistica in materia di sicurezza sul lavoro. Per individuare con certezza la classe di rischio della tua azienda e delle singole mansioni, rivolgiti a un consulente qualificato o a un RSPP abilitato, facendo riferimento al Documento di Valutazione dei Rischi della tua impresa.